Nobel per la Fisica 2025: quando la meccanica quantistica diventa “grande”
L’8 ottobre 2025 sono stati annunciati i vincitori del Premio Nobel per la Fisica:
John Clarke, Michel H. Devoret e John M. Martinis, premiati “per la scoperta del tunneling quantistico macroscopico e della quantizzazione dell’energia in un circuito elettrico”.
In parole più semplici: hanno dimostrato che anche oggetti visibili e costruiti in laboratorio possono comportarsi come particelle quantistiche, superando le barriere e “saltando” da uno stato all’altro in modo discreto.
È un risultato che, pur risalendo agli anni Ottanta, ha cambiato il modo in cui pensiamo al confine tra il mondo quantistico e quello classico — e che oggi è alla base dei computer quantistici.
Chi sono i premiati
- John Clarke (Università della California, Berkeley) è considerato uno dei pionieri nello studio dei dispositivi superconduttivi, quei circuiti che sfruttano materiali capaci di condurre corrente senza resistenza.
- Michel H. Devoret (Yale University) ha dedicato la sua carriera a portare i concetti della meccanica quantistica dentro circuiti elettronici.
- John M. Martinis (Università della California, Santa Barbara) ha poi spinto queste idee verso applicazioni più concrete, diventando uno dei padri dei qubit superconduttivi.
Insieme, hanno mostrato che un circuito può comportarsi come un atomo artificiale: può “oscillare” solo a certe frequenze, assorbendo o cedendo energia a pacchetti discreti, come fanno gli elettroni negli atomi reali.
Cosa significa “tunneling quantistico macroscopico”
Nel mondo quantistico, una particella può “passare attraverso” una barriera energetica anche se non ha abbastanza energia per farlo. È il famoso effetto tunnel.
Clarke, Devoret e Martinis hanno osservato questo stesso comportamento in circuiti elettrici fatti di miliardi di elettroni.
In pratica, hanno visto un effetto tipico delle particelle avvenire in qualcosa di molto più grande — un passo enorme per capire dove finisce il mondo quantico e dove inizia quello classico.

Perché è importante oggi
Queste ricerche sono il fondamento di buona parte dell’elettronica quantistica moderna.
I circuiti superconduttivi usati oggi nei laboratori di Google, IBM e altri gruppi di ricerca per costruire computer quantistici derivano direttamente da quei primi esperimenti degli anni Ottanta.
Non stiamo ancora parlando di un computer quantistico “da scrivania”, ma le tecnologie nate da queste idee vengono già usate per:
- costruire qubit stabili (le unità base dell’informazione quantistica);
- creare sensori ultrasensibili a campi magnetici e variazioni di energia;
- esplorare i limiti della meccanica quantistica su scala macroscopica.
Sono esperimenti che rispondono a una domanda semplice ma potentissima: quanto può essere grande un oggetto che si comporta ancora “da quantistico”?
Una riflessione personale
Mi affascina il fatto che, come spesso accade nella scienza, questi fisici non cercavano un’applicazione immediata: volevano capire un principio fondamentale.
E proprio da quella curiosità pura sono nate le basi di un intero campo tecnologico.
Leggere del Nobel di quest’anno mi ricorda che il confine tra “ricerca di base” e “tecnologia” è sottile, e che spesso la seconda nasce solo perché qualcuno, anni prima, ha avuto il coraggio di esplorare l’ignoto senza sapere dove avrebbe portato.